venerdì 21 agosto 2015

Prefazione e recensioni di " Scontentino e il maghetto" ed altre favole

  Prefazione

                                                                                                   “The Glory of  God is Intelligence”
               
Torniamo con gioia all’appuntamento con Marje Dolores Merenda e il suo mondo incantato dellfavole dedicate a bambini piccoli e grandi.
Questa volta si tratta di cinque racconti corredati di un’utile traduzione in inglese e di belle illustrazioni a colori pastello che ci riportano alla memoria i nostri giorni passati alla scuola materna o alle elementari, a disegnare, a imparare, a sognare come sapevamo fare a quell’età.
Purtroppo l’età adulta talora ci allontana da quel mondo, ma Marje Dolores  Merenda sa sempre ricondurci al tempo mitico, al mondo magico e vero dell’infanzia.
Ne “La chiesetta di San Silvestro” si riconosce immediatamente lo spirito poetico dell’autrice nell’introduzione alla storia e nella descrizione della campagna: “Per una incredibile magia, i singoli particolari prendevano forma e si componevano rapidamente come tessere variopinte di suggestivi mosaici, mentre tutte le minuscole particelle del cosmo si esibivano in un curioso e delizioso minuetto”. Solo un poeta è capace di immedesimarsi fin negli atomi della natura, raggiungere con essa un’armonia e identificarsi nella protagonista di questa favola “a tal punto da riuscire a percepire la voce del mondo” .Questa natura animata e gentile, sicuramente materna per i suoi giovani lettori, viene anche visualizzata dall’illustrazione di un ruscello fresco e sorridente, di montagne ammiccanti e accoglienti, con un’unica nuvola grigia sorpresa di essersi trovata là.È una natura, questa, che non fa paura, ma che ci accoglie nel suo respiro e ci fa capire che non siamo soli, che, anche se la vita ci riserva gioia e dolori, alla fine, se i nostri cuori sono puri, ci possiamo rifugiare in essa con sicurezza. L’alternarsi e il ritorno delle stagioni, con le antiche tradizioni contadine della vendemmia, della pigiatura dell’uva, delle feste e delle danze di paese, partecipa allo stesso ciclo vitale che dà ancora, in questo mondo moderno e indeciso, la sicurezza del circolo che si chiude e riapre ogni anno, del fatto che dopo il freddo viene il tepore delle stelle che ci guardano dal cielo eternamente amiche. Si tratta di un ciclo che non tradisce e che dà tranquillità, che unisce anche in momenti difficili, come quello che la piccola comunità contadina deve affrontare al crollo del tetto della chiesetta di paese, quando è una bambina che deve ricordare a tutti che bisogna lavorare insieme in armonia. La voce dei piccoli ci fa ricordare cosa dobbiamo fare per diventare come loro e vivere bene anche da adulti, insieme, senza contese, ma lavorando per lo stesso fine.
Ne “La storia della palma nana” la natura è sempre presente in tutti i suoi regni, animale, vegetale e minerale, ma l’atmosfera è antica ed esotica: siamo in Africa, 30.000 anni fa, nel grande e misterioso “mare” del deserto del Sahara. Era un tempo in cui ancora “La vita si svolgeva in comunità e tutti condividevano la nascita e la morte, la semina ed il raccolto, la caccia, la pace e la guerra” , un tempo quando forse non si scriveva ancora, ma quando ogni villaggio aveva la sua storia e un cantastorie che raccontava del bene e del male. L’autrice non risparmia la possibilità del male, anzi ne afferma la realtà, ma una realtà che si può conquistare con la forza dell’amore, perché “Non potremo mai possedere le cose che strappiamo con la violenza e la prepotenza, ma ci apparterrà veramente solo ciò che sapremo conquistare con l’amore” . L’autrice, che conosce bene i bambini, sa che loro sono ancora capaci di questo, ma che noi adulti lo abbiamo dimenticato troppo presto e, giustamente, ce lo ricorda.
Nella storia di “Cancellino” un bambino crede di non aver bisogno di nessuno e costruisce un muro sia metaforico che reale tra sé e gli altri. Questa volta è la nonna, con la sua “meravigliosa intelligenza del cuore che è la preziosa qualità dei nonni” , che gli apre gli occhi e gli insegna a guardare quello che unisce e non quello che separa, che gli dice che anche le note musicali, se prese a caso e da sole, non producono niente, ma che, se organizzate in armonia, producono melodie straordinarie, come il cielo notturno dove “Comete e nebulose, stelle e polvere di stelle, pianeti e satelliti contribuiscono a creare una magia unica” . Anche qui è la forza dell’amore quella che mette tutto a posto, che ci aiuta a riprendere “a scrivere insieme le nostre giornate e a disegnare il mondo con le matite colorate” , perché il mondo non deve, non può essere in bianco e nero, ma deve avere le sfumature di tutti i meravigliosi colori creati dal Signore. E noi da soli possiamo far poco, perché solo nella fratellanza con gli altri possiamo trovare riscontro, conforto, sostegno e gioia.
 Un’altra lezione di vita ci viene offerta ne “La favola della felicità”, dove incontriamo un animale mitologico, l’araba fenice, proprio quella “che vi sia ciascun lo dice, ove sia nessun lo sa” (Metastasio).
È la storia di un giovane mercante ricco e attraente che, pur avendo tanto dalla vita, non è ancora felice e passa tutta la sua esistenza a cercare l’ideale della felicità, per poi ritrovarsi improvvisamente vecchio e senza nient’altro che il tempo perduto perché “Aveva  sempre corso alla ricerca di ciò che non era, non aveva e non conosceva, trascurando tutto, se stesso, i suoi affetti più cari, la sua giovinezza. Aveva viaggiato tanto per il mondo e non aveva mai guardato dentro di sé!” .
           La lezione dell’autrice torna ancora sicura e serena: le grandi cose non ci cambieranno mai perché sono lontane, ma le piccole cose semplici e giornaliere sono quelle che ci formano come individui ed esseri umani. Natalia Ginsburg questo ce lo aveva ricordato nelle “piccole virtù” che vuole insegnare ai figli, non quelle grandi che sono troppo teoriche e senza fondamenta, ma quelle che pian piano ci plasmano e ci migliorano veramente. E anche Marje Dolores Merenda insegna a coltivare queste piccole grandi cose, che ci definiscono e portano “La libertà dal male, dall’ignoranza e dai pregiudizi, dalla superbia e dalla schiavitù delle cose inutili, dall’invidia e dall’odio, da ogni condizionamento economico e sociale; il coraggio di essere sempre noi stessi, di vivere per le nostre idee e morire perché il nostro compito è finito”. Solo così all’ultima ora avremo la coscienza libera e pura per incontrare il nostro Creatore, che ci ha dato dei talenti non per farceli seppellire o denigrare, ma per usarli per noi e per il nostro prossimo, quando sapremo di averli usati bene quei nostri talenti, che la nostra missione sulla terra è completa, che anche noi siamo completi. E se non siamo contenti di quello che abbiamo già, come pensiamo che quello che stiamo cercando sazierà la nostra fame di qualcos’altro ancora?
A questa fiaba si lega tematicamente “Scontentino e il maghetto”, che dà il titolo alla raccolta intera e ci ricorda il noto proverbio “Chi troppo vuole, nulla stringe”!
È la storia di Ciccio, un bambino che non è mai contento di quello che ha e che scappa per poi scoprire che la ricchezza è dentro di noi, ma che la dobbiamo cercare bene e lavorarci su per poterla riconoscere ed apprezzare. Nella favola gli appare un piccolo mago deus ex machina che gli chiede: “Come hai potuto, per questa stupida idea, lasciare le tue certezze ed i tuoi affetti senza voltarti indietro, e seguire una strada sconosciuta fino ad inoltrarti nei pericoli certi del bosco?” . La Merenda ci ricorda che la magia si trova dentro, ma che dobbiamo saperla riconoscere e, soprattutto, che dobbiamo lasciarla libera di agire, di accettarla come verità della vita, perché siamo noi gli stessi artefici di questa nostra esistenza.
Siamo grati a Marje Dolores Merenda che ci ricorda queste piccole grandi verità, in storie semplici per bambini, ma dirette anche a tutti noi che le abbiamo dimenticate troppo presto. L’anelito religioso sempre presente nella nostra autrice ci riporta alla mente la lezione del Redentore: “In verità io vi dico: Se non mutate e non diventate come i piccoli fanciulli, non entrerete punto nel regno dei cieli” (Vangelo secondo Matteo 18:3).
Sono queste le lezioni importanti della vita, ondeggianti tra sorriso e serietà, sotto l’aura poetica di una donna e poetessa, il cui talento creativo ci sorprende spesso troppo adulti, ma che riesce sempre a farci pensare e a riportarci indietro nel tempo.

Dr Cinzia Donatelli Noble
Italian Section Head, Teaching Professor of Italian,
Brigham Young University, Department of French and Italian
3139 JFSB Provo, Utah 84602               




 


Gazzetta del Sud   Domenica 26 Aprile 2015

                      Cultura e Spettacoli in Sicilia

            Messina: le “antifavole” di Marje Dolores Merenda

           La magia interiore che aiuta gli “scontentini”
        Il volume della pediatra che  parla ai piccoli e conquista i grandi

Annamaria Crisafulli Sartori
MESSINA

Un libro che suggerisce comportamenti, propone regole morali con una levità che rende gradevole ogni pagina per il fascino proprio delle favole, ma soprattutto per la scrittura che si connota per un linguaggio colto che giunge diretto ai bambini e conquista gli adulti, nei quali ultimi può risvegliare la propensione al bene e ogni luce sopita.
 Ecco lo spirito del libro “Scontentino e il maghetto ed altre favole” di Marje Dolores Merenda, pediatra, autrice anche di poesie molto apprezzate da Mario Luzi, che la Merenda conobbe nel 2002.
Il volume, abbellito  dai deliziosi disegni di Giusy Tomaselli, è stato presentato nel Salone degli Specchi di Palazzo dei Leoni dai docenti dell’Università di Messina, Fabio Rossi (associato di linguistica italiana) ed Enza Colicchi (ordinario di Pedagogia) e da Cinzia Donatelli Noble, docente della Brigham Young  University, Provo, Utah, che ne firma la prefazione.
Per la prof. Colicchi il libro ha una forte valenza educativa ed evidenzia la capacità dell’autrice di fare della favola uno strumento di formazione dei bambini, mostrando “grande sensibilità e grande maestria” anche nell’utilizzo di “un linguaggio attento, articolato, complesso, raffinato”. Anche il Prof. Rossi ha evidenziato la valenza delle proposte lessicali che giungono ai bambini attraverso quelle che ha definito  “antifavole, più parabole che favole”. Illustrando, quale esempio, la favola eponima del libro, ha fatto notare come il protagonista, “affetto dal mal di vivere”, scopra dentro di sé la bacchetta magica che cercava. Un messaggio, dunque, sulla sacralità del corpo nel quale è la vera magia, fonte di una felicità che coincide con la libertà e col bene.
Per la Prof. Donatelli il libro, da leggere a diversi livelli, rispecchia “la visione gioiosa del mondo” propria della sua autrice; “un afflato religioso permea le parole”, mentre si evince  “una fiducia insita nella bontà della natura umana”, come in Manzoni.
L’autrice, infine, si è detta convinta che la favola sia il migliore strumento per una pedagogia moderna perché stabilisce una comunicazione emotiva che aiuta a vincere la solitudine. “La vita – ha concluso - è la più avvincente delle favole perché è una favola vera”.

                                                       



Gazzetta del Sud     Giovedì 27 Agosto  2015                                                 21    

                                                      
                                                                Cronaca di Messina

Non solo favole

Ecco “Scontentino e la sua vita vissuta”

Presentato l’ultimo libro della scrittrice Marje Dolores Merenda

Marco Bonardelli

Una raccolta di storie brevi che parlano a tutti nell’offrire significativi messaggi sul vivere, secondo lo stile intramontabile di Esopo e Fedro. Così potremmo definire il volume “Scontentino e il maghetto ed altre favole”, ultimo scritto di Marje Dolores Merenda, introdotto da una prefazione della dott. Cinzia Donatelli Noble, direttrice del Dipartimento di Francese e Italiano alla Brigham Young University di Provo, Utah. La scrittrice di S.Angelo di Brolo racconta cinque favole – o antifavole, come definite dal Prof. Fabio Rossi (Università di Messina) durante la presentazione del volume – indirizzate ai bambini, ma utili anche agli adulti per rivisitare valori fondamentali che una quotidianità schiava della fretta rischia di far smarrire del tutto o in parte.
La visione del mondo dal punto di vista infantile che – come osserva la dott. Noble nella prefazione – dimentichiamo da adulti viene infatti ribadita più volte, attraverso le vicende dei protagonisti che propongono affetti e relazioni liberi dall’egoismo cieco dell’utilitarismo personale, per abbracciare una dimensione relazionale in cui generosità e altruismo regnano sovrani.
Il messaggio pedagogico insito nei singoli racconti fa emergere infatti sentimenti ed aspirazioni comuni, che tuttavia – avverte l’autrice – vanno gestiti adeguatamente perché siano latori di valori positivi. Lo impareranno i bambini Scontentino e Cancellino, uno desideroso di libertà dalla famiglia, l’altro convinto di non avere bisogno degli altri; i predoni de”La leggenda della palma nana”, che comprenderanno l’inutilità di strappare agli altri ciò che si può conquistare con l’amore. O, ancora, il mercante girovago de “La favola della felicità”, ignaro che questa sia spesso a portata di mano, e basta guardare dentro se stessi per catturarla. Tutti i protagonisti, alla fine, impareranno che la ricchezza, la felicità e la magia stanno nell’amore, nella semplicità delle cose e, soprattutto, nel rapporto affettivo con gli altri. Anche il linguaggio utilizzato dall’autrice asseconda i contenuti trattati, ed è al contempo semplice e raffinato, un vero antidoto all’antilingua di calviniana memoria.

 Messaggi non solo per i bambini ma utili anche agli adulti per rivisitare valori fondamentali.



La copertina. Il volume “Scontentino e il Maghetto ed altre favole”






Lettera della regina Paola del Belgio.

Belvédère


Princesse Baudouin de Merode                   
Dame d’Honneur de la Reine Paola
                                                                               Bruxelles, le 23 juin 2015

Chère Madame,
Sa Majesté la Reine Paola a bien reçu votre lettre ainsi que le très joli livre qui l’accompagnait.
La Reine Paola m’a demandé de vous remercier très chaleureusement pour cet envoi et de vous envoyer ses félicicitations pour tous ces jolis contes qu’Elle se réjouit de lire et faire connai^tre à ses petits-enfants.
Recevez, chère Madame, l’expression de mes sentiments les meilleurs.

Nathalie de Merode







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