Prefazione
“The Glory of God is Intelligence”
Torniamo
con gioia all’appuntamento con Marje Dolores Merenda e il suo mondo incantato
dellfavole dedicate a bambini piccoli e grandi.
Questa volta si tratta di cinque
racconti corredati di un’utile traduzione in inglese e di belle illustrazioni a
colori pastello che ci riportano alla memoria i nostri giorni passati alla
scuola materna o alle elementari, a disegnare, a imparare, a sognare come
sapevamo fare a quell’età.
Purtroppo l’età adulta talora ci
allontana da quel mondo, ma Marje Dolores
Merenda sa sempre ricondurci al tempo mitico, al mondo magico e vero
dell’infanzia.
Ne
“La chiesetta di San Silvestro” si riconosce immediatamente lo spirito poetico
dell’autrice nell’introduzione alla storia e nella descrizione della campagna:
“Per una incredibile
magia, i singoli particolari prendevano forma e si
componevano rapidamente come tessere variopinte di suggestivi mosaici, mentre tutte le minuscole
particelle del cosmo si esibivano in un curioso e delizioso minuetto”.
Solo un poeta è capace di immedesimarsi fin negli atomi della natura,
raggiungere con essa un’armonia e identificarsi nella protagonista di questa
favola “a tal punto da riuscire a percepire la voce del mondo” .Questa natura animata e gentile, sicuramente
materna per i suoi giovani lettori, viene anche visualizzata dall’illustrazione
di un ruscello fresco e sorridente, di montagne ammiccanti e accoglienti, con
un’unica nuvola grigia sorpresa di essersi trovata là.È una natura, questa, che non fa
paura, ma che ci accoglie nel suo respiro e ci fa capire che non siamo soli,
che, anche se la vita ci riserva gioia e dolori, alla fine, se i nostri cuori
sono puri, ci possiamo rifugiare in essa con sicurezza. L’alternarsi e il
ritorno delle stagioni, con le antiche tradizioni contadine della vendemmia,
della pigiatura dell’uva, delle feste e delle danze di paese, partecipa allo
stesso ciclo vitale che dà ancora, in questo mondo moderno e indeciso, la
sicurezza del circolo che si chiude e riapre ogni anno, del fatto che dopo il
freddo viene il tepore delle stelle che ci guardano dal cielo eternamente
amiche. Si tratta di un ciclo che non tradisce e che dà tranquillità, che
unisce anche in momenti difficili, come quello che la piccola comunità
contadina deve affrontare al crollo del tetto della chiesetta di paese, quando
è una bambina che deve ricordare a tutti che bisogna lavorare insieme in
armonia. La voce dei
piccoli ci fa ricordare cosa dobbiamo fare per diventare come loro e vivere
bene anche da adulti, insieme, senza contese, ma lavorando per lo stesso fine.
Ne “La
storia della palma nana” la natura è sempre presente in tutti i suoi regni,
animale, vegetale e minerale, ma l’atmosfera è antica ed esotica: siamo in
Africa, 30.000 anni fa, nel grande e misterioso “mare” del deserto del Sahara.
Era un tempo in cui ancora “La vita si svolgeva in comunità e tutti condividevano
la nascita e la morte, la semina ed il raccolto, la caccia, la pace e la guerra” , un tempo quando forse non si scriveva ancora, ma quando ogni villaggio
aveva la sua storia e un cantastorie che raccontava del bene e del male.
L’autrice non risparmia la possibilità del male, anzi ne afferma la realtà, ma
una realtà che si può conquistare con la forza dell’amore, perché “Non potremo
mai possedere le cose che strappiamo con la violenza e la prepotenza, ma ci
apparterrà veramente solo ciò che sapremo conquistare con l’amore” .
L’autrice, che conosce bene i bambini, sa che loro sono ancora capaci di
questo, ma che noi adulti lo abbiamo dimenticato troppo presto e, giustamente,
ce lo ricorda.
Nella
storia di “Cancellino” un bambino crede di non aver bisogno di nessuno e
costruisce un muro sia metaforico che reale tra sé e gli altri. Questa volta è
la nonna, con la sua “meravigliosa intelligenza del cuore che è la preziosa
qualità dei nonni” , che gli apre gli occhi e gli insegna a guardare
quello che unisce e non quello che separa, che gli dice che anche le note
musicali, se prese a caso e da sole, non producono niente, ma che, se
organizzate in armonia, producono melodie straordinarie, come il cielo notturno
dove “Comete e nebulose, stelle e polvere di stelle, pianeti e satelliti
contribuiscono a creare una magia unica” . Anche qui è la forza dell’amore
quella che mette tutto a posto, che ci aiuta a riprendere “a scrivere insieme
le nostre giornate e a disegnare il mondo con le matite colorate” , perché
il mondo non deve, non può essere in bianco e nero, ma deve avere le sfumature
di tutti i meravigliosi colori creati dal Signore. E noi da soli possiamo far poco,
perché solo nella fratellanza con gli altri possiamo trovare riscontro,
conforto, sostegno e gioia.
Un’altra lezione di vita ci viene offerta ne “La
favola della felicità”, dove incontriamo un animale mitologico, l’araba fenice,
proprio quella “che vi sia ciascun lo dice, ove sia nessun lo sa” (Metastasio).
È la
storia di un giovane mercante ricco e attraente che, pur avendo tanto dalla
vita, non è ancora felice e passa tutta la sua esistenza a cercare l’ideale
della felicità, per poi ritrovarsi improvvisamente vecchio e senza nient’altro
che il tempo perduto perché “Aveva
sempre corso alla ricerca di ciò che non era, non aveva e non conosceva,
trascurando tutto, se stesso, i suoi affetti più cari, la sua giovinezza. Aveva
viaggiato tanto per il mondo e non aveva mai guardato dentro di sé!” .
La lezione dell’autrice torna ancora
sicura e serena: le grandi cose non ci cambieranno mai perché sono lontane, ma
le piccole cose semplici e giornaliere sono quelle che ci formano come
individui ed esseri umani. Natalia Ginsburg questo ce lo aveva ricordato nelle
“piccole virtù” che vuole insegnare ai figli, non quelle grandi che sono troppo
teoriche e senza fondamenta, ma quelle che pian piano ci plasmano e ci
migliorano veramente. E anche Marje Dolores Merenda insegna a coltivare queste
piccole grandi cose, che ci definiscono e portano “La libertà dal male,
dall’ignoranza e dai pregiudizi, dalla superbia e dalla schiavitù delle cose
inutili, dall’invidia e dall’odio, da ogni condizionamento economico e sociale;
il coraggio di essere sempre noi stessi, di vivere per le nostre idee e morire
perché il nostro compito è finito”. Solo così all’ultima ora avremo la
coscienza libera e pura per incontrare il nostro Creatore, che ci ha dato dei
talenti non per farceli seppellire o denigrare, ma per usarli per noi e per il
nostro prossimo, quando sapremo di averli usati bene quei nostri talenti, che
la nostra missione sulla terra è completa, che anche noi siamo completi. E se non
siamo contenti di quello che abbiamo già, come pensiamo che quello che stiamo
cercando sazierà la nostra fame di qualcos’altro ancora?
A
questa fiaba si lega tematicamente “Scontentino e il maghetto”, che dà il
titolo alla raccolta intera e ci ricorda il noto proverbio “Chi troppo vuole,
nulla stringe”!
È la
storia di Ciccio, un bambino che non è mai contento di quello che ha e che
scappa per poi scoprire che la ricchezza è dentro di noi, ma che la dobbiamo
cercare bene e lavorarci su per poterla riconoscere ed apprezzare. Nella favola
gli appare un piccolo mago deus ex
machina che gli chiede: “Come hai potuto, per questa stupida idea, lasciare
le tue certezze ed i tuoi affetti senza voltarti indietro, e seguire una strada
sconosciuta fino ad inoltrarti nei pericoli certi del bosco?” . La Merenda
ci ricorda che la magia si trova dentro, ma che dobbiamo saperla riconoscere e,
soprattutto, che dobbiamo lasciarla libera di agire, di accettarla come verità
della vita, perché siamo noi gli stessi artefici di questa nostra esistenza.
Siamo
grati a Marje Dolores Merenda che ci ricorda queste piccole grandi verità, in
storie semplici per bambini, ma dirette anche a tutti noi che le abbiamo
dimenticate troppo presto. L’anelito religioso sempre presente nella nostra
autrice ci riporta alla mente la lezione del Redentore: “In verità io vi dico:
Se non mutate e non diventate come i piccoli fanciulli, non entrerete punto nel
regno dei cieli” (Vangelo secondo Matteo 18:3).
Sono
queste le lezioni importanti della vita, ondeggianti tra sorriso e serietà,
sotto l’aura poetica di una donna e poetessa, il cui talento creativo ci
sorprende spesso troppo adulti, ma che riesce sempre a farci pensare e a
riportarci indietro nel tempo.
Dr
Cinzia Donatelli Noble
Italian
Section Head, Teaching Professor of Italian,
Brigham
Young University, Department of French and Italian
3139
JFSB Provo, Utah 84602
Gazzetta del Sud Domenica 26 Aprile 2015
Cultura e Spettacoli in Sicilia
Messina: le “antifavole” di Marje Dolores Merenda
La magia interiore che aiuta gli “scontentini”
Il volume della pediatra che parla ai piccoli e conquista i grandi
Annamaria Crisafulli Sartori
MESSINA
Un libro che suggerisce comportamenti, propone regole morali con una
levità che rende gradevole ogni pagina per il fascino proprio delle favole, ma
soprattutto per la scrittura che si connota per un linguaggio colto che giunge
diretto ai bambini e conquista gli adulti, nei quali ultimi può risvegliare la
propensione al bene e ogni luce sopita.
Ecco lo spirito del libro
“Scontentino e il maghetto ed altre favole” di Marje Dolores Merenda, pediatra,
autrice anche di poesie molto apprezzate da Mario Luzi, che la Merenda conobbe
nel 2002.
Il volume, abbellito dai
deliziosi disegni di Giusy Tomaselli, è stato presentato nel Salone degli
Specchi di Palazzo dei Leoni dai docenti dell’Università di Messina, Fabio
Rossi (associato di linguistica italiana) ed Enza Colicchi (ordinario di
Pedagogia) e da Cinzia Donatelli Noble, docente della Brigham Young University, Provo, Utah, che ne firma la
prefazione.
Per la prof. Colicchi il libro ha una forte valenza educativa ed
evidenzia la capacità dell’autrice di fare della favola uno strumento di
formazione dei bambini, mostrando “grande sensibilità e grande maestria” anche
nell’utilizzo di “un linguaggio attento, articolato, complesso, raffinato”.
Anche il Prof. Rossi ha evidenziato la valenza delle proposte lessicali che
giungono ai bambini attraverso quelle che ha definito “antifavole, più parabole che favole”.
Illustrando, quale esempio, la favola eponima del libro, ha fatto notare come
il protagonista, “affetto dal mal di vivere”, scopra dentro di sé la bacchetta
magica che cercava. Un messaggio, dunque, sulla sacralità del corpo nel quale è
la vera magia, fonte di una felicità che coincide con la libertà e col bene.
Per la Prof. Donatelli il
libro, da leggere a diversi livelli, rispecchia “la visione gioiosa del mondo”
propria della sua autrice; “un afflato religioso permea le parole”, mentre si
evince “una fiducia insita nella bontà
della natura umana”, come in Manzoni.
L’autrice, infine, si è
detta convinta che la favola sia il migliore strumento per una pedagogia
moderna perché stabilisce una comunicazione emotiva che aiuta a vincere la
solitudine. “La vita – ha concluso - è la più avvincente delle favole perché è
una favola vera”.
Gazzetta del
Sud Giovedì 27 Agosto 2015 21
Cronaca di Messina
Non solo
favole
Ecco “Scontentino
e la sua vita vissuta”
Presentato
l’ultimo libro della scrittrice Marje Dolores Merenda
Marco
Bonardelli
Una raccolta di storie brevi che parlano a tutti
nell’offrire significativi messaggi sul vivere, secondo lo stile intramontabile
di Esopo e Fedro. Così potremmo definire il volume “Scontentino e il maghetto
ed altre favole”, ultimo scritto di Marje Dolores Merenda, introdotto da una
prefazione della dott. Cinzia Donatelli Noble, direttrice del Dipartimento di
Francese e Italiano alla Brigham Young University di Provo, Utah. La scrittrice
di S.Angelo di Brolo racconta cinque favole – o antifavole, come definite dal
Prof. Fabio Rossi (Università di Messina) durante la presentazione del volume –
indirizzate ai bambini, ma utili anche agli adulti per rivisitare valori
fondamentali che una quotidianità schiava della fretta rischia di far smarrire
del tutto o in parte.
La visione del mondo dal punto di vista infantile che
– come osserva la dott. Noble nella prefazione – dimentichiamo da adulti viene
infatti ribadita più volte, attraverso le vicende dei protagonisti che
propongono affetti e relazioni liberi dall’egoismo cieco dell’utilitarismo
personale, per abbracciare una dimensione relazionale in cui generosità e
altruismo regnano sovrani.
Il messaggio pedagogico insito nei singoli racconti fa
emergere infatti sentimenti ed aspirazioni comuni, che tuttavia – avverte
l’autrice – vanno gestiti adeguatamente perché siano latori di valori positivi.
Lo impareranno i bambini Scontentino e Cancellino, uno desideroso di libertà
dalla famiglia, l’altro convinto di non avere bisogno degli altri; i predoni
de”La leggenda della palma nana”, che comprenderanno l’inutilità di strappare
agli altri ciò che si può conquistare con l’amore. O, ancora, il mercante girovago
de “La favola della felicità”, ignaro che questa sia spesso a portata di mano,
e basta guardare dentro se stessi per catturarla. Tutti i protagonisti, alla
fine, impareranno che la ricchezza, la felicità e la magia stanno nell’amore,
nella semplicità delle cose e, soprattutto, nel rapporto affettivo con gli
altri. Anche il linguaggio utilizzato dall’autrice asseconda i contenuti
trattati, ed è al contempo semplice e raffinato, un vero antidoto
all’antilingua di calviniana memoria.
Messaggi non
solo per i bambini ma utili anche agli adulti per rivisitare valori
fondamentali.
La copertina. Il volume “Scontentino e il Maghetto ed altre favole”
Belvédère
Princesse Baudouin de
Merode
Dame d’Honneur de la Reine
Paola
Bruxelles, le 23 juin 2015
Chère Madame,
Sa Majesté la Reine Paola a
bien reçu votre lettre ainsi que le très joli livre qui l’accompagnait.
La Reine Paola m’a demandé
de vous remercier très chaleureusement pour cet envoi et de vous envoyer ses
félicicitations pour tous ces jolis contes qu’Elle se réjouit de lire et faire
connai^tre à ses petits-enfants.
Recevez, chère Madame,
l’expression de mes sentiments les meilleurs.
Nathalie de Merode
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