sabato 16 agosto 2014

Intervista a Marje Dolores Merenda, condotta da Cinzia Donatelli Noble, 7 Dicembre 2006.

Da: INCONTRI con la poesia italiana del novecento, Luciano De Angelis, Cinzia Donatelli Noble. 295- 301. Edizioni  TRACCE 2008


Come è nata la tua passione per la poesia?

E’ una passione che viene dalla mia famiglia.
Mio padre, insegnante elementare, era un oratore affascinante. Andavano tutti a sentirlo, anche quelli che non condividevano le sue passioni politiche. Egli scriveva poesie, soffuse di sentimenti profondi, di nostalgia, e sofferenza. Quindi diciamo che sono un po’ figlia d’arte perché mio padre mi ha insegnato a scrivere e a curare l’italiano. E’ poi stata la natura a risvegliare il mio desiderio di scrivere. Infatti, se mi trovo in campagna o, al mattino appena sveglia, mi affaccio alla finestra, mi sembra di sentire i suoni del creato come quando, prima di un concerto, si accordano gli strumenti. Io sento l’armonia della natura ed i suoni, come il verso degli uccelli e il rumore leggero del venticello, mescolati ai colori accesi e ai profumi intensi della nostra terra siciliana: sono tutti elementi di questo concerto. Così, anche l’odore della terra dopo la pioggia, del glicine, della  zagara. Ogni elemento della natura è lo strumento di un’opera, l’elemento di una splendida sinfonia. Avverto anche il rumore silenzioso dei fiori che si piegano sugli steli e dei petali che si schiudono, le canne mosse dal vento, il fruscio delle fronde, i fili d’erba che ondeggiano, il rumore dell’acqua che scorre.
In campagna, vicino casa, c’è un boschetto di querce, e da bambina ci andavo a giocare con i miei fratelli. Saltavo dai muri più alti anche se avevo paura. Ero la più piccola, ma sfidavo quella paura per dimostrare agli altri che ero come loro. Prendevamo l’acqua alla fonte con le nostre piccole brocche di terracotta e, per farla scorrere meglio, si metteva una foglia di vite sotto il getto per incanalarla bene; ricordo anche il rumore della terra su cui affondavamo i nostri piedi scalzi di bambini.


A chi ti rivolgi quando scrivi poesie?

Un po’ a tutti, a chi ha bisogno di ascoltare.
Non vorrei comunicare affanno, ma la gioia, la forza, la bellezza di Dio in ogni cosa. Scrivo per comunicare questi sentimenti. Allora mi sento rincuorata e utile, perché abbiamo un grande bisogno di speranza. Vorrei invitare tutti a ballare e a volare sulle ali della speranza. Vorrei dire agli altri che non possiamo avere tutto, ma che dobbiamo trovare valore in quello che abbiamo e viverlo con gratitudine. Solo quando sono impegnata al servizio degli altri mi sento utile e completa, anche se sono stanca. Ci deve essere coralità e solidarietà nel mondo, affinché possiamo dare agli altri qualcosa di noi stessi per aiutarli e per aiutarci a vicenda. Abbiamo tanto bisogno di questo.

Con questa enfasi sulla natura, sulla musicalità, sull’armonia di un universo sotto la protezione di un Essere superiore che è Dio, come definiresti la tua poesia?

Una poesia semplice e modesta. Non mi piacciono parole grandi, ma parole immediate e immagini limpide, che possano toccare il cuore della gente. Vorrei dare un messaggio immediato, comprensibile. Non cerco interpretazioni difficili, ma desidero comunicare che è possibile superare il dolore e che la speranza esiste. Sono sempre felice e ottimista, e nel mondo c’è tanto bisogno di ottimismo. Ci sono troppe persone che si buttano nella droga e nella disperazione; invece possiamo trovare nella speranza la forza per continuare. Ed è proprio questo quello che voglio comunicare, perché la bellezza esiste e bisogna saperla trovare. In questo modo la poesia può agire sulla realtà. Penso che chi complica il suo messaggio, o persegue degli eccessi sia nella vita che nella letteratura, lo fa perché non ha niente da dire. Infatti spesso non guardo la televisione che è piena di eccessi, ma preferisco un buon libro. Purtroppo molti al giorno d’oggi hanno perso il decoro e l’equilibrio. Questi sono valori da ritrovare. Spero di aver potuto comunicare tutto ciò quando mi hanno invitata a presentare il mio libro alla RAI, a “Uno mattina”.
E’ stato un riconoscimento che mi ha dato tanta soddisfazione.

Prima mi hai accennato al fatto che adesso stai scrivendo delle novelle. Che differenza senti quando scrivi prosa e poesia, che diversità trovi tra il linguaggio della prosa e quello della poesia?

In effetti anche la mia prosa è poetica. Sin dagli anni della scuola, mio padre mi spingeva a fare meglio, e mi ha insegnato il lavoro di lima. Sono una decina di novelle che avevo composto da tempo. Ho in cantiere anche un romanzo, anzi il racconto di una mamma. E’ un mestiere difficile quello dei genitori. Noi abbiamo imparato dai nostri, ma cerchiamo di fare meglio di loro. Quindi parlo di questo tema e delle sue problematiche, della responsabilità inerente al lavoro di madre e padre. Ma voglio anche portare un messaggio positivo, raccontare la mia esperienza di madre e dire che ce la possiamo fare.

Pensi che la poesia agisca sulla realtà, che la poesia, pur con un pubblico limitato, abbia una certa influenza sulla realtà?

Al mondo ci sono le mode che ci condizionano e dettano legge tanto da avere grande influenza sulla realtà. Appaiono soprattutto alla televisione e noi le seguiamo, e forse ancora di più, ci sentiamo obbligati a seguirle. Sono tutte tendenze che hanno uno sponsor, e sempre a scopo lucrativo. Invece la poesia questo sponsor non ce l’ha e pochi ormai la leggono, ma io penso che, pur nel suo limite, la poesia abbia valore e sia importante. Purtroppo però, come ho già detto, abbiamo dei limiti ed è difficile farsi conoscere da un pubblico ampio. Sono per questo grata all’appoggio di Mario Luzi che mi ha dato speranza e mi ha incoraggiato a continuare. Personalmente spero di avere un’influenza positiva su chi legge i miei scritti.

Che cosa provi quando scrivi poesie?

… voglio comunicare quello che sento dentro di me, e credo di riuscirci… per questo provo serenità quando scrivo.

Che cosa pensi dei critici che interpretano le tue poesie? Qual è il tuo rapporto con i critici?

Ho un buon rapporto con i critici. Sono stati molto generosi nei miei confronti… mi sento compresa e così con i miei lettori, anche quelli più giovani.

In genere i ragazzi sono più recettivi verso il romanzo, ma quando ho letto loro le mie poesie nelle scuole, li ho visti molto attenti … per quasi tre ore hanno continuato a fare domande e li ho sentiti coinvolti…

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