Da:
INCONTRI con la poesia italiana del novecento, Luciano De Angelis, Cinzia Donatelli
Noble. 295- 301. Edizioni TRACCE
2008
Come
è nata la tua passione per la poesia?
E’
una passione che viene dalla mia famiglia.
Mio
padre, insegnante elementare, era un oratore affascinante. Andavano tutti a
sentirlo, anche quelli che non condividevano le sue passioni politiche. Egli
scriveva poesie, soffuse di sentimenti profondi, di nostalgia, e sofferenza.
Quindi diciamo che sono un po’ figlia d’arte perché mio padre mi ha insegnato a
scrivere e a curare l’italiano. E’ poi stata la natura a risvegliare il mio
desiderio di scrivere. Infatti, se mi trovo in campagna o, al mattino appena
sveglia, mi affaccio alla finestra, mi sembra di sentire i suoni del creato
come quando, prima di un concerto, si accordano gli strumenti. Io sento
l’armonia della natura ed i suoni, come il verso degli uccelli e il rumore
leggero del venticello, mescolati ai colori accesi e ai profumi intensi della
nostra terra siciliana: sono tutti elementi di questo concerto. Così, anche
l’odore della terra dopo la pioggia, del glicine, della zagara. Ogni elemento della natura è lo
strumento di un’opera, l’elemento di una splendida sinfonia. Avverto anche il
rumore silenzioso dei fiori che si piegano sugli steli e dei petali che si
schiudono, le canne mosse dal vento, il fruscio delle fronde, i fili d’erba che
ondeggiano, il rumore dell’acqua che scorre.
In
campagna, vicino casa, c’è un boschetto di querce, e da bambina ci andavo a giocare
con i miei fratelli. Saltavo dai muri più alti anche se avevo paura. Ero la più
piccola, ma sfidavo quella paura per dimostrare agli altri che ero come loro.
Prendevamo l’acqua alla fonte con le nostre piccole brocche di terracotta e,
per farla scorrere meglio, si metteva una foglia di vite sotto il getto per
incanalarla bene; ricordo anche il rumore della terra su cui affondavamo i
nostri piedi scalzi di bambini.
A chi ti rivolgi quando scrivi poesie?
Un
po’ a tutti, a chi ha bisogno di ascoltare.
Non
vorrei comunicare affanno, ma la gioia, la forza, la bellezza di Dio in ogni
cosa. Scrivo per comunicare questi sentimenti. Allora mi sento rincuorata e
utile, perché abbiamo un grande bisogno di speranza. Vorrei invitare tutti a
ballare e a volare sulle ali della speranza. Vorrei dire agli altri che non
possiamo avere tutto, ma che dobbiamo trovare valore in quello che abbiamo e
viverlo con gratitudine. Solo quando sono impegnata al servizio degli altri mi
sento utile e completa, anche se sono stanca. Ci deve essere coralità e
solidarietà nel mondo, affinché possiamo dare agli altri qualcosa di noi stessi
per aiutarli e per aiutarci a vicenda. Abbiamo tanto bisogno di questo.
Con
questa enfasi sulla natura, sulla musicalità, sull’armonia di un universo sotto
la protezione di un Essere superiore che è Dio, come definiresti la tua poesia?
Una
poesia semplice e modesta. Non mi piacciono parole grandi, ma parole immediate
e immagini limpide, che possano toccare il cuore della gente. Vorrei dare un
messaggio immediato, comprensibile. Non cerco interpretazioni difficili, ma
desidero comunicare che è possibile superare il dolore e che la speranza
esiste. Sono sempre felice e ottimista, e nel mondo c’è tanto bisogno di
ottimismo. Ci sono troppe persone che si buttano nella droga e nella
disperazione; invece possiamo trovare nella speranza la forza per continuare.
Ed è proprio questo quello che voglio comunicare, perché la bellezza esiste e bisogna
saperla trovare. In questo modo la poesia può agire sulla realtà. Penso che chi
complica il suo messaggio, o persegue degli eccessi sia nella vita che nella
letteratura, lo fa perché non ha niente da dire. Infatti spesso non guardo la
televisione che è piena di eccessi, ma preferisco un buon libro. Purtroppo
molti al giorno d’oggi hanno perso il decoro e l’equilibrio. Questi sono valori
da ritrovare. Spero di aver potuto comunicare tutto ciò quando mi hanno
invitata a presentare il mio libro alla RAI, a “Uno mattina”.
E’
stato un riconoscimento che mi ha dato tanta soddisfazione.
Prima
mi hai accennato al fatto che adesso stai scrivendo delle novelle. Che
differenza senti quando scrivi prosa e poesia, che diversità trovi tra il
linguaggio della prosa e quello della poesia?
In
effetti anche la mia prosa è poetica. Sin dagli anni della scuola, mio padre mi
spingeva a fare meglio, e mi ha insegnato il lavoro di lima. Sono una decina di
novelle che avevo composto da tempo. Ho in cantiere anche un romanzo, anzi il
racconto di una mamma. E’ un mestiere difficile quello dei genitori. Noi
abbiamo imparato dai nostri, ma cerchiamo di fare meglio di loro. Quindi parlo
di questo tema e delle sue problematiche, della responsabilità inerente al
lavoro di madre e padre. Ma voglio anche portare un messaggio positivo,
raccontare la mia esperienza di madre e dire che ce la possiamo fare.
Pensi
che la poesia agisca sulla realtà, che la poesia, pur con un pubblico limitato,
abbia una certa influenza sulla realtà?
Al
mondo ci sono le mode che ci condizionano e dettano legge tanto da avere grande
influenza sulla realtà. Appaiono soprattutto alla televisione e noi le seguiamo,
e forse ancora di più, ci sentiamo obbligati a seguirle. Sono tutte tendenze
che hanno uno sponsor, e sempre a scopo lucrativo. Invece la poesia questo
sponsor non ce l’ha e pochi ormai la leggono, ma io penso che, pur nel suo
limite, la poesia abbia valore e sia importante. Purtroppo però, come ho già
detto, abbiamo dei limiti ed è difficile farsi conoscere da un pubblico ampio.
Sono per questo grata all’appoggio di Mario Luzi che mi ha dato speranza e mi
ha incoraggiato a continuare. Personalmente spero di avere un’influenza
positiva su chi legge i miei scritti.
Che
cosa provi quando scrivi poesie?
…
voglio comunicare quello che sento dentro di me, e credo di riuscirci… per
questo provo serenità quando scrivo.
Che
cosa pensi dei critici che interpretano le tue poesie? Qual è il tuo rapporto con
i critici?
Ho
un buon rapporto con i critici. Sono stati molto generosi nei miei confronti… mi
sento compresa e così con i miei lettori, anche quelli più giovani.
In
genere i ragazzi sono più recettivi verso il romanzo, ma quando ho letto loro
le mie poesie nelle scuole, li ho visti molto attenti … per quasi tre ore hanno
continuato a fare domande e li ho sentiti coinvolti…
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